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Change Management, cos'è?
Scopriamo di cosa di parla nell'aula del Master in HR SPECIALIST

Jacopo Fabbroni

di Jacopo Fabbroni

Responsabile di Filiale presso Openjobmetis

Come fa un Responsabile delle Risorse Umane a gestire i cambiamenti aziendali? Come fa la funzione HR a traghettare l’azienda verso nuovi modelli organizzativi?  Come fa la funzione HR ha gestire i progetti di riorganizzazione favorendo la sviluppo di un concreto sense making?  Come fa la funzione HR  a gestire gli effetti concreti sul lavoro delle persone e gli impatti psicologi? 

Abbiamo chiesto a Jacopo Fabbroni, tutor del Master in HR Specialist di parlarci delle leziona dedicata al Change Management del Dottor Federico Panetti. 

Change Management per HR Manager

Il cambiamento dal piano squisitamente individuale sino al livello macro di network complessi è tema centrale per qualsiasi organizzazione sociale e realtà aziendale. È attraverso la capacità di cambiare e di riorientarsi che le organizzazioni giocano la partita della propria sopravvivenza e del proprio benessere.

La paura di lasciare strade sicure, riferimenti certi o più semplicemente le nostre abitudini, per aprirsi all’ignoto ed al cambiamento, è tema scivoloso sul piano personale e ancor più complesso su quello collettivo ed aziendale.

Durante la lezione abbiamo affrontato Il Change Managemt inizialmente come istanza intima ed individuale sino a confrontarci con piani sempre più strutturati ed a realtà organizzative complesse.

Il focus iniziale si è articolato intorno agli asset e dunque alle risorse necessarie per mettere in moto il processo di cambiamento. In particolare il piano emozionale e quello relazionale in collaborazione con le capacità più squisitamente intellettuali, gestionali e allo spirito di innovazione.

Dal punto di vista psicologico ciò che emerge è una ciclicità e tipicità delle emozioni e dei comportamenti  che scaturiscono successivamente ad un input di cambiamento. Flusso che dopo un iniziale categorico rifiuto passa alla sperimentazione per concludersi all’adozione del cambiamento sino alla creazione di una nuova zona di confort.

Sul piano relazionale si evidenza la natura sociale delle leve del mutamento laddove è attraverso la condivisione fra pari e la sperimentazione dei nuovi paradigmi che l’innovazione viene prima messa alla prova e poi portata a termine.

Nonostante risulti imprescindibile che il cambiamento avvenga a livello individuale, per un team di lavoro è tuttavia impossibile gestire il cambiamento esclusivamente a questo livello. Ed è qui che una buona strategia di change management svolge il suo ruolo cruciale.

 

... e poi parliamo di strategia di Change Management

Nella fase centrale della lezione abbiamo affrontato il cuore dell’argomento ovvero il Change Management Organizzativo analizzando due modelli classici, l’ADKR e il 4P, per poi individuare le fasi ed i criteri specifici del processo. 

Suddiviso il processo in fase di incubazione, progettazione ed esecuzione spacchettando questi stessi tre momenti in categorie ancora più dettagliate quali l’organizzazione di piani specifici, la messa in azione delle singole iniziative fino al rilevamento degli output e delle eventuali azioni correttive e di ri – orientamento degli obiettivi. 

In sintesi la gestione delle modifiche organizzative prevede innanzitutto di individuare i gruppi e le persone che dovranno cambiare, attraverso quali strumenti e risorse. 

Nella parte conclusiva della lezione abbiamo analizzato Case Histories in cui il Dottor. Panetti è stato protagonista degli interventi di guida dei processi transizione al cambiamento di realtà aziendali di diversa natura, dimensione e struttura. 

L’esempio pratico ha messo in evidenza la diversità di ciascun processo a causa della diversità degli individui, della specifica natura produttiva delle varie organizzazioni e per la peculiarità di obiettivi e risorse investite nel processo. Il management di ciascuna delle realtà analizzate si è confrontato con la necessità di dover rimodulare e ripensare metodologia e logica del processo rispetto a quanto pianificato inizialmente. Ripensamento dovuto sia ad una non corretta pianificazione del cambiamento sia a comportamenti resistenti e non cooperativi nei confronti delle innovazioni proposte. 

Il buon change management in sintesi

Quello che emerge come denominatore comune sono i criteri guida per un buon Change Management il quale non può prescindere da strategie ed obiettivi chiari e ben delineati, dal ruolo chiave della leadership quanto dal coinvolgimento e dalla formazione delle risorse coinvolte. In ultimo la creazione di una struttura o di uffici dedicati preposti alla esecuzione del progetto, al suo controllo e ad una adeguata restituzione e ricompensa. 

Ciò significa che il Change Management diventa catalizzatore fondamentale che ingloba ruoli, strutture, processi e competenze della propria organizzazione. La gestione delle trasformazioni aziendali fornisce il contributo decisivo alla differenziazione competitiva e la capacità di interpretare in modo efficace l’evoluzione e il continuo bisogno di innovazione.

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